Progetti

Società Adriatica di Speleologia

Timavo System Exploration

Il Timavo System Exploration è un programma di esplorazioni speleosubacquee, nato da una semplice idea dalla quale si è sviluppata un’iniziativa a carattere internazionale.
A più di vent’anni di distanza dalle ultime esplorazioni, la Società Adriatica di Speleologia ha ridestato l’interesse verso quello che Claude Toloumidjan ha definito come uno dei più affascinanti e famosi misteri della speleosubacquea europea, riportando a Trieste una squadra di speleosub francesi della Fédération Française d’Études et de Sports Sous-marins (FFESMM) di Marsiglia.
Nel corso delle quattro edizioni (dal 2013 al 2016), l’iniziativa ha seguito un cammino evolutivo importante. Nata come un’amichevole collaborazione esplorativa Italo-Francese, si è trasformata in un programma internazionale di più ampio respiro, che ha visto coinvolti numerosi altri gruppi speleologici sloveni e italiani.

Il programma ha beneficiato anche dello sguardo attento e collaborativo del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Trieste, e del patrocinio dei Comuni di Trieste e Duino Aurisina.

Timavo System Exploration 2018

Per quanto riguarda le ipotesi esplorative subacquee previste della Società Adriatica di Speleologia e concordate con gli speleosub della FFESSM, sono stati presi in considerazione due precisi punti del corso sotterraneo del Timavo: i sifoni dell’Abisso di Trebiciano e quelli presenti alla base del Pozzo dei Colombi, presso le risorgive.
Per il Timavo le possibilità esplorative del 2018 riguardano il proseguimento delle indagini nel sifone “a monte”, alla ricerca del punto d’arrivo dell’acqua e la continuazione delle immersioni nel sifone “a valle” lungo il corso del fiume, obittivo principale di questa edizione.
Per il Pozzo dei Colombi Le possibilità esplorative riguardano il proseguimento delle indagini nella galleria/collettore da cui proviene l’acqua.

Il sifone di uscita viene in pratica superato, arrivando a quota “zero” in vari ambienti a pelo libero; nel posto dove forse meno ce l’aspettavamo, è stata trovata la prosecuzione del sifone, che continua con vani molto ampi alla profondità di 24 m.

Durante l’immersione è stato effettuato il il conteggio della popolazione di protei e raccolto il DNA di tre protei, all’interno del progetto internazionale di ricerca SOS Proteus.

Timavo System Exploration 2016

La squadra francese della FFESSM si è presentata nel mese di agosto, periodo caratterizzato da una lunga fase di mancanza di piogge e quindi di magra assoluta. Prima dell’avvio della spedizione, s’immaginava che la maggior parte dei risultati si sarebbero ottenuti a Duino presso il Pozzo dei Colombi, dove erano segnalate grandi gallerie poste a una certa profondità. Nell’Abisso di Trebiciano, invece, sono sempre stati segnalati passaggi disagevoli e grandi problemi di orientamento. Anche la qualità dell’acqua giocava a sfavore di Trebiciano, dove era riscontrabile una visibilità sicuramente inferiore a quella presente presso le risorgive.
Contrariamente a ogni previsione, i maggiori risultati esplorativi sono stati raggiunti nell’Abisso di Trebiciano, con qualche centinaio di metri di nuovi sviluppi, la scoperta di un’interessante galleria di ampie dimensioni e la revisione del rilievo del lago Timeus.
Al Pozzo dei Colombi la visibilità generale scarsa, la rottura di tutte le sagole precedenti, nonché la presenza di sedimenti mobili lungo le pareti del pozzo, non hanno permesso di scendere in profondità e di proseguire oltre rispetto agli sviluppi conosciuti.

Timavo System Exploration 2015

Le immersioni sono state anticipate al mese di luglio. Si è però capito che le condizioni sono sempre e comunque difficili, con notevoli portate, forti correnti e visibilità comunque limitata. Al Pozzo dei Colombi la situazione generale si è rivelata proibitiva, con flussi di corrente trasversali e fortissimi a quota -14 m, tanto da impedire ogni esplorazione per l’elevato pericolo. “Like a flag” è stata la frase ricorrente dei diver francesi, simulando il gesto di tenersi con le mani sulla corda guida.
Nell’Abisso di Trebiciano, invece, le condizioni si sono rivelate mutabili di giorno in giorno, legate alle frequenti (e spesso intense) precipitazioni in Slovenia. E’ stato possibile comunque fissare quasi 500 m di nuove sagole in acciaio e proseguire oltre i limiti raggiunti l’anno precedente, verificando meglio la morfologia complessiva dei vani.
La galleria trovata nel 2013 non si è rivelata il passaggio da dove giunge l’acqua ed è quindi ancora da localizzare il punto di arrivo del flusso principale.

Timavo System Exploration 2014

Al Pozzo dei Colombi, gli speleosub raggiungono finalmente il punto precedentemente toccato nel 1992, proseguendo in leggera discesa e stendendo ulteriori 60 m di sagola. La profondità massima è stata di 72 m seguendo il soffitto della galleria, stimando il pavimento una decina di metri più in basso e confermando la profondità massima di 82 m.
Il collettore si è presentato sempre di grandi dimensioni (10×10 m) e impostato su una frattura che prosegue decisa verso nord.
Se a Trebiciano la presenza del proteo è una lieta costante, segno di un ritorno a qualità delle acque accettabile, l’averlo incontrato nel Pozzo dei Colombi, considerando anche la sua profondità, è un evento importante e raro.
All’Abisso di Trebiciano, dopo aver seguito e rilevato la parete destra della galleria, gli esploratori, agevolati anche dalle sagole fissate nel 2014, hanno deciso di dirigersi verso le aree terminali già parzialmente conosciute. Arrivati al limite precedente, gli speleosub sono emersi in una bella camera a pelo libero. Questa cavernetta, che presenta discrete dimensioni e una spiaggia di sabbia con un arrivo d’acqua, è stata denominata Salle de l’Amitié, cioè Sala dell’Amicizia, nome che rappresenta appieno lo spirito del TSE. Particolarmente importante è che i livelli di ossigeno in essa riscontrati non evidenziano alcuna anomalia.

Timavo System Exploration 2013

Viene fatto un sopralluogo nel sifone di uscita dell’Abisso di Trebiciano.
Il sito era stato visitato l’ultima volta 20 anni prima, in quanto da sempre considerato pericoloso e impraticabile. La sagola complessivamente stesa ammonta ora a 270 m.
Dopo un primo tratto in discesa fino alla profondità di 40 m, il percorso risale rendendo possibile arrivare nuovamente a quota “0”, in una piccolissima campana d’aria.
All’nterno del sifone di entrata è stata posizionata una sagola metallica per proseguire le esplorazioni ma, a causa della scarsa visibilità, le ricerche del collettore dal quale proviene l’acqua non hanno portato a nuovi risultati.

Al Pozzo dei Colombi il termine raggiunto l’anno precedente è stato proseguito ulteriormente per altri 30 m, avanzando in una galleria sub-orizzontale (quasi in leggera salita) che tende ad ingrandirsi verso l’alto.

Esplorazioni Subacquee

Nel tempo, il fiume Timavo era già stato più volte teatro d’importanti campagne esplorative speleosubacquee da parte della SAS e della precedente Sezione Geo-speleologica della Società Adriatica di Scienze.
Queste esplorazioni hanno riguardato varie parti del suo percorso ipogeo, negli anni ’50, ’70 e ’90.
Le prime esplorazioni, pionieristiche ed al limite dell’incolumità personale, sono state portate avanti da Walter Maucci e Stefano Bartoli, con la “Operazione Corsaro”.

Le perlustrazioni degli anni ’50 vennero portate avanti negli anni ’70 da G. Crevatin e P. Martellani, nonchè da altri speleosub della SAS e della CGEB.

Negli anni ’90 sono stati avviati due progetti da parte della SAS: il Timavo Project ed il progetto Beram.

SOS Proteus

L’animale simbolo  dell’ambiente sotterraneo, e quindi anche dello Speleovivarium, non poteva che essere il proteo, caratteristico abitante delle grotte…

Progetto Theresia

L’acquedotto Teresiano

Uno degli argomenti di ricerca che ha destato più interesse nel corso delle indagini svolte nel sottosuolo  di Trieste ha riguardato il tema dell’approvvigionamento idrico della città. Nel corso degli anni, abbiamo esplorato le gallerie dell’acquedotto romano di Bagnoli, i bacini delle sorgenti di Aurisina, i cunicoli dell’acquedotto sussidiario del Sardos, ma gli studi più interessanti sono stati sicuramente quelli legati all’acquedotto Teresiano.

Luftloch

Da alcuni anni stanno proseguendo i lavori di disostruzione di una grotta che dovrebbe presentare un probabile collegamento con il corso sotterraneo del fiume Timavo (forti correnti d’aria espulse durante i periodi di piena). L’interesse per questo progetto è derivato dalle segnalazioni pubblicate da A. Schmidl nel 1851 su alcuni “Luftlocher” (grotte soffianti), che diventavano tali durante i periodi di piena dei fiumi sotterranei. Salendo il livello dell’acqua nelle caverne, inevitabilmente ne veniva espulsa l’aria che raggiungeva la superficie con notevole violenza a causa dell’esigua sezione dei pozzi o delle fessure percorse rispetto all’ampiezza dei vani sommersi.

Alcune difficoltà oggettive hanno rallentato, qualche tempo fa, i lavori. In seguito, però, è stato iniziato lo scavo di un nuovo pozzo per arrivare direttamente nei rami già individuati a suo tempo, di franosità meno accentuata. Importante in questa fase dei lavori è la messa in sicurezza degli ambienti liberati dal materiale, per mezzo di manufatti in cemento ed intelaiature metalliche.

Di seguito saranno riportate le relazioni delle varie fasi operative che hanno caratterizzato questo scavo.

Progetto M.P.S. e inquinamento

Indagine sull’effettiva estensione dell’ex-discarica RSU di Trebiciano, e sulla valutazione dell’impatto ambientale innescato dalle acque di percolazione che l’attraversano.

L’ex-discarica di Trebiciano è rimasta attiva per quasi vent’anni ed è stata definitivamente abbandonata solamente nella prima metà del 1970. Rimane tuttora inesplicabile la preferenza per il sito di Trebiciano, poiché era risaputo che i terreni carsici (fortemente fratturati) non avevano alcun potere filtrante sulle acque di percolazione. Nella zona era inoltre accertato da tempo il corso sotterraneo del fiume Timavo. 

Numerose doline, grotte ed altre depressioni carsiche sono state colmate con rifiuti di ogni genere, interessando un’area di 120.000 mq. Ma il problema, sino ad oggi sottovalutato, è che i 120.000 mq accertati sono solo una porzione dell’area realmente coinvolta che si estendeva per una superficie ben maggiore.

CO2

INDAGINE SULLA PRESENZA DEL DIOSSIDO DI CARBONIO IN ALCUNE CAVITÀ NATURALI DEL CARSO CLASSICO

Tutti conoscono l’importanza del diossido di Carbonio (CO2) nella modellazione del paesaggio carsico e nella creazione delle cavità naturali nelle quali confluisce l’acqua meteorica, risorsa essenziale che consente la vita. In grotte profonde dotate di un solo ingresso, nelle quali non permane un rilevante ricambio delle masse d’aria, si verifica spesso uno standard di concentrazione del CO2 pari o superiore all’1%.
Il fine del presente lavoro è quello di porre le basi per una ricerca qualitativo-quantitativa del CO2 nelle cavità naturali del Carso Classico.

Si tratta di un’importante ricerca avviata dalla Società che, per il momento, ha riguardato solamente alcune grotte del Carso.
L’arteficie di questa indagine è stato Sergio Dambrosi, che ha scelto questo argomento per la sua tesi di laurea in geologia.
L’indagine è stata condotta rilevando la concentrazione contemporanea di O2 e CO2 nella fase gassosa, verificando poi la congruenza tra O2 misurato e quello atteso, sottraendo la percentuale di CO2 accertato.

Stazione Sperimentale Ipogea
e Abisso di Trebiciano

Presso la Stazione Sperimentale Ipogea dell’Abisso di Trebiciano, abbiamo avviato alcuni progetti che possono essere consultati di seguito, in formato PDF.

Progetto C.I.A.T. – Centro d’Interpretazione Ambientale di Trebiciano

Con questo progetto si cerca di sensibilizzare la popolazione e le Amministrazioni pubbliche sull’unicità del sito naturalistico che ci si propone di conservare e valorizzare.
Si tratta di utilizzare il fenomeno carsico più importante della zona (l’Abisso di Trebiciano) diffondendone tutte le sue peculiarità storiche, antropologiche, naturalistiche, geomorfologiche, idrologiche in modo da farlo fungere da elemento catalizzatore per stimolare una corretta interpretazione tutto il territorio circostante. Spiegare il carsismo superficiale e profondo del sito attraverso le grotte.

Progetto S.I.S.M.A.

Quasi tutte le misurazioni effettuate in grotta vengono rilevate da datalogger che ne consentono la lettura solo nei periodi successivi all’avvenimento del fenomeno monitorato. Talvolta è sufficiente un piccolo problema (alimentazione, infiltrazioni d’umidità, malfunzionamento delle sonde) per invalidare letture che si sono protratte per alcuni mesi.
Noi cerchiamo di realizzare un sistema di acquisizione di parametri fisici che, abbinato ad una linea di trasmissione ad alta tecnologia, consenta l’indagine in tempo reale e l’intervento dell’operatore in caso di guasto.

Interramento linea trasmissione dati

Gli obiettivi si raggiungono step by step, superando le difficoltà che si incontrano lungo il cammino. Questo è uno dei tanti intralci con cui ci stiamo confrontando.
Le scariche elettriche atmosferiche hanno spesso danneggiato i nostri sensori e tutte le apparecchiature della linea. Abbiamo inutilmente installato scaricatori di tutti i tipi, resistenze di corto circuito, fusibili, limitatori istantanei di tensione. Alla fine siamo riusciti ad ottenere una bobina di fibra ottica da Telecom Italia Spa. Il cavo deve però essere interrato perché – in caso d’incendio boschivo – verrebbe distrutto. I primi preventivi parlano di 40.000 Euro per i lavori, 10.000 Euro di cauzioni. Ma vedrete che ce la faremo ugualmente!

Recupero del sito adibito a discarica

La presentazione narra di come un’Amministrazione abbia scelto – quale sito per una discarica di rifiuti solidi urbani – un’area carsica situata sul corso di un fiume sotterraneo che alimentava l’acquedotto cittadino.
Il danno ambientale è ormai irreparabile ed una bonifica dell’ex-discarica sarebbe semplicemente irrealizzabile. A meno che non si voglia inutilmente buttar via una montagna di soldi. E poi, oggi, l’acquedotto cittadino viene alimentato da fonti diverse. Ciò nonostante dobbiamo cercare almeno di “mascherare” e delimitare la zona oggetto dello scempio. In caso diverso rischieremmo di compromettere una porzione di territorio ben maggiore di quella interessata all’origine dall’ex-discarica.

Recupero del sito adibito a discarica

La presentazione narra di come un’Amministrazione abbia scelto – quale sito per una discarica di rifiuti solidi urbani – un’area carsica situata sul corso di un fiume sotterraneo che alimentava l’acquedotto cittadino.
Il danno ambientale è ormai irreparabile ed una bonifica dell’ex-discarica sarebbe semplicemente irrealizzabile. A meno che non si voglia inutilmente buttar via una montagna di soldi. E poi, oggi, l’acquedotto cittadino viene alimentato da fonti diverse. Ciò nonostante dobbiamo cercare almeno di “mascherare” e delimitare la zona oggetto dello scempio. In caso diverso rischieremmo di compromettere una porzione di territorio ben maggiore di quella interessata all’origine dall’ex-discarica.