TracerKanin Project – Comunicato


Il TRACEKANIN Project, un multi-tracer test di tipo quantitativo e semiquantitativo, è stato ideato per ottenere maggiori informazioni scientifiche sull’idrogeologia carsica dell’area nord-occidentale del massiccio del Monte Canin/Kanin (2.587 m s.l.m), suddiviso tra Italia e Slovenia, nelle Alpi Giulie occidentali, con un programma di indagine a medio termine. Esso è stato realizzato da una partnership formata (in ordine alfabetico) da Centro di ricerche carsiche “C. Seppenhofer” APS (Gorizia, Italia), Commissione Grotte “E. Boegan” SAG-CAI (Trieste, Italia), Karst Research Institute, ZRC SAZU (Postojna, Slovenia), Società Adriatica di Speleologia (Trieste, Italia), ZRJL Ljubljana Cave Exploration Society (Ljubljana, Slovenia), con il coordinamento del Laboratorio speleologico e di tecniche fluorimetriche APS (Farra d’Isonzo, Italia).

Com’è noto il M. Canin/Kanin è uno dei più importanti massicci carsici d’Europa: un’area di circa 135 km2 con altopiani sui versanti settentrionale e meridionale tra 1.800 e 2.000 m di quota (circa), una piovosità di 3.200 mm/annui con punte storiche superiori ai 6.000 mm/annui e medienivometriche stagionali di 10 m con punte di 17-18 m, una serie di sorgenti carsiche o in subalveo che scaricano in piena fino a 50 m3/s (stimati) alle maggiori sorgenti. Numerosi sono gli abissi profondi oltre un migliaio di metri che si sviluppano nel Calcare del Dachstein (Norico-Retico), i qualigeneralmente si attestano su grandi sistemi di gallerie basali attive, con collettori e sifoni, al top della Dolomia Principale (Noriano). In particolare, nella zona degli altopiani carsici nord-occidentali del massiccio, oggetto di investigazione del TRACERKANIN Project, si estende il maggiore complesso di cavità italiano, stimato con circa 85 chilometri di sviluppo e 1.118 metri di profondità, oltre a numerosi altri abissi e reticoli di gallerie non collegati stimati per altri 20 chilometri.

Il progetto di multitracciamento è stato pianificato strettamente in comunicazione con le maggiori autorità italiane e slovene sul territorio ed è iniziato nel mese di maggio 2021 con prove e calibrazioni di laboratorio, sopralluoghi mirati e allestimento di 22 punti di controllo e monitoraggio su tutte le principali sorgenti e corsi d’acqua dell’area che circondano il massiccio, versanti italiano e sloveno. Tutti i punti prescelti sono stati attrezzati con supporti di protezione ai fluocaptori, di cui quattro pure per l’accoglimento di sonde fluorimetriche e sonde multiparametriche per misure fisico-chimiche, tutti ancorati alla roccia mediante tasselli e cavi e sempre protetti mediante strutture appositamente costruite. Un lungo lavoro che si è reso necessario per cautelarsi dagli effetti devastanti delle piene alle sorgenti, che in passato hanno causato danneggiamenti e perdite durante i test qualitativi o raramente semi-quantitativi che si sono succeduti dal 1968 nell’area. Obiettivo principale del progetto era approfondire l’ancor scarsa conoscenza della circolazione idrica carsica profonda dell’area nord-occidentale, finalmente ottenendo misure quantitative e semi-quantitative, con un corredo di dati fisico-chimici (pluviometria, portate alle sorgenti, misure di altezza idrometrica, temperatura, conducibilità elettrica, torbidità), idonei a sviluppare uno studio approfondito.

Le iniezioni dei tre traccianti, uranina, solforodamina B e Tinopal CBS-X, sono state effettuate praticamente in contemporanea il 4 settembre 2021, rispettivamente a circa –800 metri nel Grande Meandro dell’Abisso Gortani, nell’Inghiottitoio della Terra Rossa, a circa –90 m nell’Abisso Picciola, nei corsi d’acqua ipogei afferenti, adottando tutte le tecniche e le misure del caso in funzione delle caratteristiche di solubilità delle sostanze traccianti. Tutti i punti (out-put e corsi d’acqua esterni), come detto, erano stati precedentemente attrezzati con supporti di protezione ai fluocaptori (e raccolti i “bianchi”, come captori e acque), mentre nelle principali sorgenti preliminarmente scelte (in base alle conoscenze precedenti e al criterio idrogeologico) sono stati installati, tra Italia e Slovenia, 3 fluorimetri e 4 CTD-Diver. Sono stati eseguiti, dal 28 agosto al 16 ottobre 2021, 10 cicli di campionamenti/prelievi/misure di acque e fluocaptori, impegnando tre squadre (due italiane e una slovena), la prima nella Val Raccolana (a N) e del Rio del Lago (a E), la seconda nella Val Resia (a W), la terza nella Valle Možnica (Val Mogenza) (a E) e sul versante in destra della Conca di Bovec-Fiume Soča (Isonzo) (a S). Tutte le operazioni di campagna sono terminate il 17 ottobre 2021, con l’ultimo ciclo di prelievi e la disinstallazione delle attrezzature di protezione e supporto nonché quelle strumentali di monitoraggio in continuo. Giornalmente, dalla metà del mese di agosto, sono state seguite un totale di 10 stazioni meteorologiche dell’area (tra Italia con dati OSMER e Slovenia con dati ARSO) per l’aggiornamento in tempo reale delle previsioni meteo e dell’evoluzione delle cellule temporalesche (in funzione della prevenzione ai siti attrezzati e di eventi di piovosi di forte entità, di cui uno utilizzato con campionamenti mirati), con l’acquisizione dei dati meteorologici, nonché di quelli delle portate del Fiume Soča/Isonzo alle stazioni idrometriche prima e dopo il tratto fluviale che riceve in destra idrografica i forti apporti sorgivi carsici del versante meridionale del massiccio montuoso. La parte iniziale del test si è svolta in regime non influenzato, fino agli eventi piovosi successivi.

L’organizzazione ha visto, nella fase di laboratorio e officina per la calibrazione strumenti, prove, calcoli, studio dati pregressi, costruzione supporti di protezione etc., un impegno di 87 giornate/uomo, mentre nella fase di attività in campagna (predisposizioni, installazioni, armo delle grotte, iniezione dei traccianti, prelievo acque/fluocaptori e relative misure idrologiche e fisico-chimiche, riprese fotografiche, video e con drone, etc.) un impegno di 167 giornate/uomo. Per un totale, fino a questa fase del progetto, di 254 giornate/uomo: numeri cha da soli sottolineano la mole di lavoro eseguito. A fine campagna, grazie agli accorgimenti adottati, pur essendo stata l’area montuosa, durante il periodo, interessata da 3 eventi piovosi, di cui il maggiore con 171 mm di pioggia (con importanti portate alle grotte-sorgenti), non un fluocaptore è stato perduto e nessuna apparecchiatura installata è stata danneggiata, e ciò, tecnicamente, è stato un successo. 

I primissimi e parziali dati ci dicono che le sostanza iniettate sono state rintracciate negli out-put, e questo è un altro successo. Ora il progetto passa alla fase di analisi di laboratorio (circa 450 analisi), di elaborazione e trattamento dei dati strumentali (7 monitoraggi in continuo), nonché dei dati fisico-chimici acquisiti in campo (220 pluri-acquisizioni in situ). Inoltre, si sta lavorando alla redazione di una aggiornata cartografia geologica e idrogeologica e non solo, si stanno revisionando e riprocessando tutti i dati geologici, idrogeologici, idrochimici, geochimici e carsologici esistenti, o a disposizione, giacché da troppi anni le forze che operano nella speleologia (e non solo) su quest’area, di capitale importanza per il carsismo, hanno troppo poco investito sulla conoscenza scientifica e sulla razionale e ordinata sintesi degli sforzi esplorativi. Tutto ciò – almeno per quel che concerne gli obiettivi del TRACERKANIN project, che sono ovviamente limitati – è già in corso e sarà sviluppato nei prossimi mesi. Per dare una dimensione dell’impegno già speso, hanno operato, in modo continuativo o non effimero, 54 speleologi tra italiani e sloveni, tutti di grande esperienza ed elevato profilo tecnico o scientifico, mentre un team di 10 tra specialisti, ricercatori, esperti, studiosi e tecnici, sempre tra italiani e sloveni, stanno operando e opereranno nei mesi futuri per l’elaborazione dei dati, la loro interpretazione, la formazione di papers, articoli vari, Power-Point, video etc., onde dare diffusione dei risultati raggiunti nelle varie riviste e sedi internazionali e nazionali.

Il TRACERKANIN Project è nato in ambito speleologico, dove è stato pianificato, avviato, ed è in fase di realizzazione. Esso è stato completamente autofinanziato dai partners, mettendo a disposizione risorse umane, strumentali e finanziarie onde coprire le molte necessità e i costi che un progetto di ricerca internazionale del genere comporta. Punto di forza del progetto è stato il coagulo di partners motivati, tutti di lunga tradizione, da dove è scaturito un cluster selezionato di speleologi esperti, ricercatori e studiosi di elevato profilo tecnico e scientifico. A questo si è poi aggiunto l’apporto di speleologi esterni alla partnership i quali, avendo ben compreso la valenza del progetto, hanno dato la loro disinteressatacollaborazione nella fase di predisposizione e lancio dei traccianti. Il TRACERKANIN Project è pure esempio di come tra le migliori forze della speleologia del Friuli Venezia Giulia e della vicina Slovenia sinergicamente si possa, con razionalità, investendo proficuamente e in modo mirato le risorse, perseguire obiettivi tecnici e scientifici di rilievo internazionale in altro modo difficilmente raggiungibili.      

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