Novità dalla Luftloch

Qualcosa si sta finalmente muovendo sul fondo della Luftloch e Marco Restaino ha scritto alcune righe per condividere con tutti noi le recenti novità.

Le ultime due discese nella Luftloch sono state di gran soddisfazione… L’ ultimo anno l’abbiamo passato a creare, allargando una stretta fessura sott’acqua, un cunicolo orizzontale di quasi sei metri (dopo i precedenti sette metri verticali scavati seguendo una fessura millimetrica).
Ormai ci avevamo quasi fatto il callo a scavare senza gratificazioni, prima quasi nella roccia viva, poi a seguire una fessura allagata, nella quale solo timidi segnali durante le piene (o meglio durante le fasi calanti di aspirazione) ci indicavano per qualche ora la via da seguire…
Meno d’un mese fa, però, una piccola piena ci mette in allerta.
La Luftloch, curiosamente, sembra soffiare un po’ di più (sempre proporzionalmente) rispetto alle altre grotte che monitoriamo, un soffio sui 50 km/h. Alla Lazzaro Jerko, invece, i km/h sono 40… Strano e da riconfermare il dato, poiché ad incrementi di acqua a livelli così bassi di magra, i dati da anni ci davano sempre il contrario.
Comunque, nonostante la pienuncola così modesta, la mattina successiva siamo ugualmente andati a controllare se le grotte davano già segnali di aspirazione. Alla Luftloch ci vogliono normalmente grosse piene per apprezzare l’aspirazione, ma quella mattina, nonostante la micropiena, un soffio di 20  km/h entrava dalla feritoia della botola. Mai visto la Luftloch aspirare tanto!
Così ci si imbraga e si scende… al diavolo il lavoro!
Discesa rapida e, a quaranta metri dal fondo, già i primi curiosi rumoracci…
Mi infilo nel frastuono del cunicolo finale arrivando sul fronte scavo, dove posso osservare una pozzanghera intermittente con acqua che si muove ad intervalli irregolari e con risucchi violenti.
Mi metto le cuffie, in quanto i rumori sono così forti da esser addirittura  fastidiosi. Mi tranquillizzo e mi ambiento qualche minuto: la grotta è come se fosse in risonanza ed i colpi d’aria e le vibrazioni fanno star male il corpo, come esser attaccati ad una cassa stereo coi toni bassi in continuo.
Provo il demolitore, ma non lo sento. I rumori ambientali coprono tutto.
Mi metto al lavoro e constato che ogni tanto il risucchio diventa costante, fluido e non intermittente. Siamo forse vicini alla fine del piccolo sifone?
Poi l’acqua scende nuovamente, ricreando la pozzanghera e nuovamente… singhiozzi d’aria.
Continuo lo scavo per otto ore (tanto i fumi del demolitore vengono aspirati in pochi secondi…) e penso che ci siamo. Levo materiale, spingo la testa più in fondo possibile e lascio la grotta con quest’ultima immagine: l’acqua che va in salita, risucchiata dall’aspirazione.
Dieci giorni dopo riscendiamo e nuovamente inizio a dubitare delle mie facoltà  mentali: sul fondo tutto tace e nulla fa ricordare i giochi della natura ammirati e temuti la volta precedente.
Lavoriamo per un’oretta. Per me l’ultimo diaframma prima di superar il sifone doveva essere la lama che abbatto con pochi colpi di mazza, ma dietro una parete piatta non fa presagire nulla di buono. Continuo a forare con il demolitore: nel buco a destra avanzo per 40 centimetri, nel buco a sinistra dopo soli 10 centimetri mi fermo.
«Hai visto?»
«Cosa?»
«Mi è sembrato che dalla punta ci sia stato come uno sbuffo di polvere…»
«Sarà il demolitore che fuma.»
Guardo il demolitore e non fuma. «Vabbè, sarà il demolitore..
Dopo altri 10 centimetri: di nuovo!
Tiro fuori la punta e tutto tace.
Rimetto dentro, corre per i venti centimetri già fatti e ne fa’ altri venti in pochi secondi.
Tiro fuori nuovamente la punta.
Polvere in viso, un fischio, aria sulla fronte: Habemus baricam.
Dopo 15 anni abbiamo beccato finalmente il respiro della grotta. Non il soffio irregolare della piena, che si manifestava solo quando si vuotava in un senso o nell’altro il laghetto sifonante, ma il soffio continuo e regolare che ora ci indica che la via, anche se ancora non transitabile, è finalmente aperta.
Abbiamo lavorato ancora qualche ora allargando la fessura, che ora non fischia più, ma presenta un soffio morbido e costante. Da oggi, finalmente, non servirà più scendere con le piene per trovar la via, scenderemo solo per il piacere di assistere alla nostra “bora sotterranea”
I valori di ossigeno aumenteranno ulteriormente, sia per il rimescolio costante provocato dall’aria barica, sia perché le quantità di aria in uscita ed in entrata, durante le piene, saranno finalmente equivalenti.
Probabilmente la grotta soffierà anche maggiormente. Ormai l’aria non ha più motivi per trovarsi altre strade secondarie rispetto all’autostrada che le abbiamo aperto.
E’ tutto, a presto, Marco

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