Grotte inquinate

E’ apparsa sul quotidiano locale Il Piccolo di oggi una pagina intera dedicata alle grotte inquinate del nostro Carso. Sono riportati due articoli, entrambi  riguardanti lo stesso argomento. Il primo si riferisce a un’intervista fatta a Furio Premiani (sul giornale indicato come Fulvio), presidente della Federazione Speleologica Regionale, mentre il secondo cita un’altra intervista a Franco Gherlizza, responsabile dell’attività didattica del Club Alpinistico Triestino. Nei due interventi si parla delle cavità carsiche inquinate e delle situazioni di degrado riscontrate dagli speleologi nel corso delle loro esplorazioni ipogee.
Certamente si tratta di argomenti particolarmente “sensibili” per chi frequenta il mondo sotterraneo, perciò è utile che se ne parli sempre di più, anche su dei mezzi di comunicazione che coinvolgono un pubblico più ampio. Alla fine dei conti il percorso dovrebbe essere sempre lo stesso, far conoscere il problema ai cittadini, rimediare per quanto possibile alle situazioni negative dl passato ed evitare che certi comportamenti si ripetano nel futuro. Ma non si tratta solamente di “cultura ambientale”. Il punto è che le Autorità dovrebbero partecipare a tale percorso, fornendo agli speleologi i vari strumenti che permettano di intervenire direttamente nel sottosuolo. Purtroppo, attualmente, non ci sono molte risposte da parte degli Enti preposti e l’intervento del presidente Premiani espone in maniera chiara la situazione (non solo economica) in cui si trovano oggi i vari gruppi speleologici regionali.
Un ulteriore appunto si potrebbe poi fare sulla correttezza dell’informazione. Probabilmente per necessità di sintesi o forse per la non perfetta conoscenza dell’argomento da parte del giornalista, appaiono alcuni grossolani errori negli articoli, come il grave inquinamento della “caverna 17 VG di Trebiciano“, cavità che è perfettamente a posto sotto l’aspetto ambientale e che non deve essere confusa con la “caverna presso la 17 VG – n. 4362 VG” pesantemente inquinata. Oppure come la didascalia alla foto centrale che recita “Speleosub su una zattera nella grotta inquinata Pozzo dei Colombi“, dove si confonde clamorosamente il Pozzo dei Colombi (n. 227 VG) presente a San Giovanni di Duino con il Pozzo dei Colombi (n. 42 VG) presente a Basovizza.
Forse sono da farsi anche due commenti di carattere formale. Il primo riguarda la fotografia degli speleosub: si tratta di una bella immagine scattata dal nostro socio Alberto Maizan nel corso della spedizione Timavo System Exploration 1913. Il Piccolo era perfettamente al corrente del nome dell’autore della foto (già utilizzata a corredo di altri articoli nel passato) ma questa volta ha deciso di non citarne il nome. Vorrà dire che, in futuro, le fotografie più riuscite le terremo per noi e che alla stampa daremo solamente immagini mediocri, che potranno tranquillamente essere riprodotte senza alcuna indicazione.
Il secondo commento riguarda, invece, il confronto fra i due articoli. Uno è l’espressione ufficiale della Federazione Speleologica Regionale e della Federazione Speleologica Triestina (che rappresentano 24 associazioni che operano in tutto il FVG), l’altro è l’espressione di un solo gruppo grotte. Ovviamente ogni contributo è bene accetto e bisogna valorizzare ogni attività positiva portata avanti nel campo della divulgazione e dello studio, ma non dimentichiamo che nei rapporti con le Autorità il “peso” delle due situazioni è molto diverso, e in tal senso dovrebbe essere valutato. Sarebbe auspicabile che iniziative, proposte e progetti venissero portati avanti da un unico soggetto e che non si creassero momenti di confusione e sovrapposizione.

P.G.

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