Campo estivo 2012 in Canin

Forse non tutti sanno che quest’anno anche l’Adriatica ha avuto il suo piccolo campo in Canin, con lo scopo principale di esplorare in nuovo abisso trovato sopra il ROLO a quota 1820 m s.l.m. e chiamato “The Dark Side Of The Real Bilapec”, per gli amici solo REAL.
Hanno partecipato al campo Rocco, Jenni, Mauri (in giornata) e Adriano Balzarelli (CGEB), con la calorosa compagnia di Irene e Fabio gestori del rifugio Gilberti.
La prima giornata è stata dedicata alla sistemazione dei 100 metri di corda in parete, al trasporto del materiale all’ingresso e al disgaggio dell’attacco del pozzo che dai secondi di caduta delle pietre incuteva rispettoso timore (17 secondi!).
Il giorno dopo, purtroppo senza Mauri e il suo contributo, si ritorna all’attacco del pozzo e con una rete metallica, cavi d’acciaio e poliuretano espanso si blocca definitivamente la frana.
Il terzo giorno, finalmente, arriva il momento di scendere il pozzone. Si fissa la corda all’ingresso della strettoia e ci si cala per 5 m. Si procede attrezzando la libera, frazionando ogni 20 metri per rendere la salita più comoda.
A –60 m si arriva su un terrazzo costituito da enormi massi e, a 2 metri dal fondo di questo, una breve condotta permette di affacciarsi sulla continuazione del pozzo senza dover scendere sulla china franosa con il pericolo di far cadere le tante pietre instabili.
Si continua a scendere e gli ambienti si fanno sempre più grandi. Alla base del pozzo, una china detritica blocca qualunque prosecuzione. Questo salto, alla fine, si dimostrerà profondo “solo” 120 m.
A 5 m da fondo, con un pendolo e una breve arrampicata, è possibile raggiungere, però, una finestra che si affaccia su un pozzetto di 10 m e, successivamente, su un altro di circa 20 m.
Come sempre le cose facili finiscono presto e, alla base dell’ultimo salto, l’unica prosecuzione è un meandrino alto 50, cm percorso da una piccola corrente d’aria.
Tocca a Jenni, alla sua seconda volta in Canin, infilarsi nell’angusto pertugio e lei, presa da bramosia esplorativa, non indugia!
Rocco e Adriano aspettano indicazioni in religioso silenzio, ma ben presto, presi da rimorso e preoccupazione, si tuffano anch’essi nell’infido buco. Raggiunta Jenni, si procede nell’esplorazione.
La condotta è veramente stretta (50 x 30 cm) e si passa a fatica. Alla fine si esce e ci si trova alla base di un pozzo.
L’unica continuazione è uno stretto meandro: si tolgono le imbracature e ci s’infila per vedere cosa aspettarsi la prossima uscita.
Per fortuna il passaggio non si rivela troppo lungo e dopo 20 m circa si giunge su un saltino di 8 m. Rimasti senza corde, non rimane che ritornare al rifugio Gilberti a bere un buon vinello tanto desiderato.
Il giorno dopo si decide di riposarsi un poco e si approfitta della bella giornata per verificare qualche ingresso: il primo è un buco vicino a sella Bilapec ostruito dalla neve, il secondo si trova in direzione di sella Ursic. Si decide per quest’ultimo ma, una volta localizzato, troviamo una scritta battuta sulla roccia “C.A.I. Varese”. Sembra che sia un buco visto negli anni 80-90, ma di cui nessuno sa niente. La notevole quantità d’aria che aspira l’ingresso è sintomo di buon auspicio.
Rocco s’infila nella frana e si ritrova su un pozzo di circa 40 m. Con poca attrezzatura, inizia le operazioni di armo e scende su una corda da 9 mm (in verità arrampica in discesa per una ventina di metri) per poi risalire quando il pozzo spalanca. Questa grotta si è rivelata molto interessante e sarà sicuramente tra le future priorità!
La giornata prosegue con una bella camminata sotto sella Ursic, dove si verifica qualche buco: niente di particolarmente interessante ma la zona può celare delle belle sorprese.
Il quinto giorno si ritorna al REAL, con l’obiettivo di scendere l’ultimo pozzetto visto e rilevare. Scendono Rocco e Jenni con poco materiale, mentre Adriano arriva fino a –100 m per vedere una finestra a metà pozzo che però, data l’instabilità di una frana, verrà controllata più avanti, in fase di disarmo. La condotta che tanto aveva fatto penare la volta precedente, viene passata al meglio con l’esperienza acquisita, mentre nel meandrino seguente, a causa dei sacchi, si patisce non poco.
Per scendere il saltino, è necessario posizionare un fix a 45° perche non c’è modo di far stare il trapano diritto!
Rocco si cala e sul fondo trova una bella pozza con acqua e un piccolo torrentello che prosegue in meandro. Questo viene affrontato in alto, in cerca di un punto accessibile, ma non si passa! Bisogna impugnare nuovamente la mazzetta e con 10 minuti di lavoro si allarga la strettoia: oltre si spalanca un pozzone stimato 180-200 m.
Rocco e Jenni ricominciano a salire rilevandosi tutta la grotta e all’uscita li aspetta l’amico Adriano, con cui c’è ancora una giornata da condividere.
Per quanto riguarda l’ultimo giorno, c’è minaccia di pioggia e quindi si decide per una battuta di zona in cima al Bilapec.
Si punta subito a dei buchi già individuato dal basso, ma raggiungerli si rivela più complicato del previsto. Si raggiunge, quindi, l’orlo del paretone, dove Adriano individua un pozzo promettente.
Si tratta di un salto profondo una ventina di metri posizionato proprio sul ciglio e, infatti, una finestra in parete illumina a giorno il fondo del pozzo, che però chiude in maniera inesorabile. Peccato!
Si risalgono i pendii erbosi e così è possibile individuare un karen con delle correnti d’aria anomale: si spostano subito dei massi incastrati ma il lavoro di disostruzione si rivela parecchio complicato e quindi viene rimandato a futuro.
Proprio alla fine, mentre si decide di ritornare, una piccola macchia scura in un canalino incuriosisce Rocco, ed effettivamente qualcosa c’è. Solito lavoro di sbancamento e finalmente si apre un pozzo profondo circa 15 m. Non abbiamo corde, quindi… si ritornerà.
Non mancherà certo l’attività nei prossimi anni.

Vedi anche le notizie pubblicate in data 22/07/2012 e 29/07/2012.
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su google
Google+
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su pinterest
Pinterest